Una questione locale che potrebbe avere ripercussioni a livello nazionale: il Comune di Paderno d’Adda si erge a modello di rispetto delle regole nel settore dell’edilizia privata, opponendosi a una presunta speculazione.
Il Tar di Milano ha emesso una sentenza a favore dell’Amministrazione comunale riguardo a un contenzioso che verteva sulla distinzione tra ristrutturazione e nuova costruzione, citando il caso come esempio virtuoso tra oltre 300 ricorsi presentati nella regione nel 2025.
Il progetto contestato
Il caso ha origine da un progetto che riguardava una villa in stato di abbandono in via Volta. La società proprietaria aveva presentato un piano di demolizione e ricostruzione, proponendo la realizzazione di due edifici residenziali, per un totale di otto appartamenti.
Nonostante l’operazione fosse qualificata come «ristrutturazione edilizia», il Comune ha contestato la natura del progetto, considerandolo una «nuova costruzione» e negando il permesso di costruire. Il privato ha quindi presentato ricorso al Tar, che ha successivamente confermato la posizione dell’ente pubblico.
Il fulcro della questione è la definizione dell’intervento. «È fondamentale comprendere quando si tratta di una ristrutturazione semplificata e quando, invece, si ha a che fare con una nuova costruzione», ha dichiarato il sindaco Gianpaolo Torchio, aggiungendo che «in questo caso, non restava nulla di significativo dell’edificio precedente».

Il giudice ha condiviso questa valutazione, evidenziando l’assenza di continuità tra il fabbricato originale e quello progettato. La sentenza ha chiarito che si può considerare ristrutturazione solo se esiste una riconoscibile continuità con l’edificio preesistente. «Abbiamo adottato una posizione di buon senso in un contesto normativo complesso», ha continuato Torchio, sottolineando che questo stesso tema è al centro di inchieste relative agli interventi edilizi a Milano.
Negli ultimi mesi, il dibattito si è intensificato soprattutto nel capoluogo lombardo, dove numerosi casi hanno messo in luce le modalità di gestione degli interventi edilizi, incentrandosi sulla distinzione tra ristrutturazione e nuova costruzione. «Alla luce di quanto accaduto altrove», ha concluso il sindaco, «abbiamo ritenuto importante seguire una linea chiara, senza cercare conflitti, ma mantenendo la nostra posizione. Siamo soddisfatti di aver preso la decisione giusta e di avere conferma della competenza dei professionisti coinvolti».
La vicenda, avviata tra il 2023 e il 2024, assume un significato che supera i confini locali. «Il nostro intento non era fermare l’opera, di cui riconosciamo l’utilità, ma definirne correttamente la qualificazione», ha concluso Torchio.