Francesco Losa, 56 anni, originario di Pontida, ha dedicato gran parte della sua carriera al volo, lavorando come pilota di elicotteri in Svizzera. Negli ultimi anni, però, ha scelto di investire le sue energie in un progetto che gli stava particolarmente a cuore: riportare in vita il Monte Canto, un luogo a lui molto caro.
Purtroppo, il suo sogno si è spezzato tragicamente. Losa è morto in seguito a un incidente avvenuto mentre lavorava sul terreno che stava trasformando in un’azienda agricola, circondato da uliveti e alberi da frutto.
La comunità in lutto
La notizia della sua morte ha colpito profondamente Pontida e le zone circostanti, dove Losa era ben noto. L’allerta è scattata nel pomeriggio di lunedì 20 luglio, dopo le 15, quando l’amico Alessio Baracchetti non è riuscito a contattarlo sul Monte Canto. Losa aveva trascorso il fine settimana nella sua tenuta, dove spesso si tratteneva anche per la notte. Dopo aver perlustrato il vasto appezzamento, Baracchetti ha scoperto il mezzo agricolo ribaltato e, poco lontano, il corpo senza vita dell’amico.
La zona, isolata e accessibile solo a piedi, in mountain bike o con un pick-up, ha complicato le operazioni di soccorso. Secondo le prime ricostruzioni, nessuno era riuscito a contattarlo dalla serata di domenica, e anche un meccanico di Pontida aveva tentato di telefonargli senza successo intorno alle 19.30.
Sul posto sono intervenuti l’elisoccorso del 118, il Soccorso Alpino e i carabinieri della stazione di Zogno, che hanno effettuato rilievi per chiarire la dinamica dell’incidente. Le prime indagini suggeriscono che Losa stesse percorrendo uno dei tornanti con un veicolo agricolo cingolato militare risalente alla Seconda guerra mondiale, utilizzato per lavorare il terreno. Durante una manovra in salita, avrebbe inserito la retromarcia per affrontare una curva stretta, perdendo aderenza e ribaltandosi.
L’impatto lo ha sbalzato per alcuni metri, facendolo battere la testa. Non si esclude un malore come causa della perdita di controllo del veicolo. Poiché non vi erano altre persone coinvolte, la magistratura ha deciso di non disporre l’autopsia e la salma è stata restituita ai familiari.
La famiglia di Francesco Losa è molto conosciuta a Pontida. Era il terzo dei cinque figli dello storico farmacista Pier Virgilio Losa; insieme ai fratelli Edoardo, Pier Andrea, Giuditta e Antonio, la famiglia ha legami storici con la farmacia del paese, attualmente gestita dal fratello Antonio.
Francesco aveva intrapreso un percorso diverso. Dopo aver lavorato come responsabile della logistica alla Fiera di Bergamo, nei primi anni Duemila, ha seguito la sua passione per il volo, trasferendosi in Svizzera dove ha lavorato a lungo come pilota di elicotteri per aziende private.
Dal 2017 era impiegato presso la società svizzera Ruag, attiva nei settori della sicurezza e della difesa. Recentemente aveva ottenuto la cittadinanza svizzera e risiedeva in Svizzera, mantenendo però forti legami con Bergamo, dove viveva nella casa dei genitori in via Pradello e si occupava della madre anziana. Non era sposato e non aveva figli.
Negli ultimi anni, aveva investito tutte le sue energie nella creazione della FL Farm, acquistando un ampio terreno sul Monte Canto per recuperare un’area precedentemente coltivata a vigneti. Insieme all’amico e vicino Maurizio Mazzola, aveva piantato oltre 200 ulivi e vari alberi da frutto, con l’intento di avviare una produzione di olio d’oliva e valorizzare il territorio, recuperando sentieri per escursionisti e ciclisti. Lo scorso anno avevano prodotto circa dieci chilogrammi di olio con un piccolo frantoio e avevano in programma di acquistare un frantoio più grande per aumentare la produzione.
La proprietà comprendeva anche uno spazio per l’atterraggio degli elicotteri, utilizzato anche dall’elisoccorso. Losa e Mazzola stavano lavorando alla promozione culturale del Monte Canto, realizzando un libro sulla storia della montagna e progettando nuove iniziative per attrarre visitatori. Con i numerosi mezzi agricoli che aveva collezionato, Losa si occupava della manutenzione dei sentieri, offrendo attrezzature e materiali ai proprietari confinanti. Il fratello Pier Andrea lo descrive come una persona prudente e appassionata della natura, orgoglioso dei suoi progetti sul Monte Canto.
Negli ultimi tempi, Losa trascorreva frequentemente il suo tempo nel capanno all’interno della proprietà, spesso in compagnia del suo labrador Micio, descritto sui social come “il mio migliore amico”. Per lui, il Monte Canto rappresentava molto più di un semplice terreno agricolo: era il luogo in cui aveva progettato il suo futuro, un sogno interrotto bruscamente da un incidente che ha lasciato un profondo dolore tra familiari, amici e l’intera comunità di Pontida.