Una lettera dettagliata analizza la chiusura imminente del ponte di Brivio e le gravi ripercussioni sul territorio. A inviarla alla nostra redazione, e pubblicata anche nel servizio del Giornale di Merate di questa settimana, è il critico d’arte Emanuele Motta.
Impatto della chiusura del ponte di Brivio
Con tono pungente e ironico, Motta, già intervenuto all’assemblea pubblica a Cisano Bergamasco per chiedere una class action, richiama l’antico Giuramento di Pontida, sottolineando che la lezione non è stata appresa.

Di seguito riportiamo il suo intervento integrale.
La lettera di Emanuele Motta
IL PONTE DI BRIVIO
e la millenaria lezione inascoltata del Giuramento di PontidaÈ noto che prevenire sia assai meglio di curare, oltretutto costa meno.
È altrettanto risaputo che da dieci secoli a questa parte, l’unione fa la forza, mentre l’egoismo campanilistico dei vari territori della Lombardia è sinonimo di presuntuosa ignoranza. È essenziale affidare la ricerca in favore della prevenzione a professionisti del settore.
Serve dunque professionalità, documentata da esperienze positive, maturate attraverso un’etica del lavoro. Come affermò Bernardo di Chartres, è necessario che i politici si immedesimino nei panni di chi sa riconoscere e affrontare il futuro, evitando gli errori del passato.
Purtroppo, l’attuale mondo politico sembra poco incline a difendere gli interessi dei cittadini, confermando la visione di Enrico Berlinguer sulla trasformazione dei partiti in comitati d’affari.
Un presagio che doveva essere ascoltato e compreso, per evitare l’irreversibile decadenza che ha colpito l’Italia, trasformandola da quarta potenza industriale a una “repubblica delle banane” gravata da un debito pubblico elevato.
È chiaro che senza un’attenzione adeguata all’imprenditoria, sarà impossibile salvare il paese dalla bancarotta.
Compete a questo mondo il compito di creare valore aggiunto e tassare in modo equo per mantenere il funzionamento dello stato e garantire i diritti dei cittadini.
La politica deve difendere le attività produttive in Lombardia, un motore dell’economia nazionale, a partire dal trasporto su gomma, messo a rischio dalla chiusura del ponte di Brivio per diciotto mesi, senza soluzioni alternative adeguate.
La chiusura, decisione presa senza considerare l’impatto economico, preoccupa le pubbliche amministrazioni di Bergamo, Lecco e Milano, che sembrano silenti di fronte a tali eventi.
È evidente anche la responsabilità del Ministero dei Trasporti, spesso assente in decisioni cruciali per l’economia nazionale.
È necessario un risveglio dei lombardi per sollecitare i rappresentanti politici a difendere i loro interessi con serietà e onestà intellettuale.
La chiusura del ponte di Brivio, fondamentale per il transito di sedicimila automezzi al giorno, è stata approvata senza una visione adeguata del progetto e senza considerare le opinioni dei cittadini.
È fondamentale che si adottino soluzioni che rispettino il lavoro e le necessità della popolazione, evitando scelte discutibili che stanno portando a un collasso economico.
È necessario costruire un nuovo ponte sull’Adda, sostituendo l’attuale, per garantire sicurezza e supportare il trasporto pesante, essenziale per l’economia lombarda.
Occorre un intervento tempestivo da parte delle istituzioni per evitare un danno irreparabile al territorio.
Le promesse di miglioramento della viabilità non devono rimanere inattuate, e si devono considerare soluzioni praticabili come l’uso del traghetto di Imbersago invece di progetti costosi e poco praticabili.
La mancanza di dialogo e ascolto da parte delle autorità sta portando a scelte discutibili, che non sono in linea con le necessità della popolazione.
È tempo che i cittadini e i loro rappresentanti si uniscano per affrontare le sfide attuali e future, riconoscendo l’importanza della cooperazione per il progresso della regione.
Emanuele Motta