Di seguito riportiamo la riflessione di Emilio Colombo, presidente dell’Osgb di Merate , condivisa con dirigenti e allenatori della società:
Il calcio italiano e il valore degli oratori
Ripartire dalla semplicità per costruire il futuro del movimento calcistico
Quando ho smesso di pensare da allenatore e ho iniziato a ragionare da Presidente, ho notato che nei settori giovanili italiani si privilegia la fisicità a scapito della tecnica, concentrandosi quasi esclusivamente sulla tattica. Non si vedono più ragazzi cimentarsi nell’uno contro uno o dribblare gli avversari: la ricerca della vittoria è imposta a qualsiasi costo, con allenatori che pongono il proprio interesse sopra quello dei giovani. La FIGC, dando priorità ai risultati, ha generato un’enorme varietà di categorie (provinciali, regionali, élite, under, ecc.), creando false aspettative nei ragazzi. I genitori, spesso, cambiano società ai figli solo per la distinzione tra provinciali e regionali, dimenticando il piacere del gioco. Questo ha contribuito al fallimento del sistema, come dimostra l’assenza dell’Italia ai Mondiali per dodici anni: i miei nipoti non hanno mai visto l’Italia in una competizione mondiale, segno di una crisi profonda che ci ha trasformati da protagonisti del “campionato più bello del mondo” a “grandi assenti”.
Senza attribuire colpe, è necessario analizzare come il calcio italiano possa ripartire. Per me e per la società che rappresento, la risposta è chiara: bisogna tornare ai nostri oratori e a quelli di tutta Italia. Personalità come Mondonico e Pizzul hanno sempre sostenuto questa visione, ricordando che il calcio italiano è nato negli oratori. Generazioni di campioni — Facchetti, Scirea, Zoff, Bergomi, Trapattoni, Albertini — sono cresciuti all’ombra del campanile, giocando e divertendosi.
L’oratorio rappresentava la palestra dei giovani: si giocava a porticine fino a sera, con regole semplici (“chi fa l’ultimo gol vince”) e la partita spesso si concludeva con l’appello di una madre: “Vieni a casa che è pronta la cena”. Il divertimento era spontaneo e immediato. Successivamente, il calcio ha imboccato la strada del successo esasperato, dei soldi e del business, perdendo la sua dimensione popolare e relegando passione e divertimento a elementi secondari. Sono emerse migliaia di scuole calcio che, frequentemente, diventano mini laboratori del calcio professionistico: un sistema insostenibile. Il mondo del calcio ha bisogno di un rinnovamento. Ripartire dagli oratori non risolve ogni problema, ma offre un valore aggiunto significativo. In concreto, per l’OSGB, lo sport in oratorio sta vivendo un periodo di grande successo: abbiamo raddoppiato il numero di atleti che praticano calcio, garantendo loro libertà di espressione e il tempo necessario per crescere, imparare a reagire sportivamente alla sconfitta, fare gruppo e sentirsi sempre parte di una squadra.
Lo sport in oratorio funziona molto bene; è fondamentale riconnettere questo modello al sistema calcio nazionale. Serve un cambiamento culturale: non considerare più il calcio in oratorio come marginale, ma riconoscerlo come una risorsa preziosa per il movimento calcistico italiano. È cruciale promuovere, valorizzare e sostenere questa realtà.
Per raggiungere questo obiettivo sono necessari dirigenti illuminati e una forte alleanza strategica tra le diverse componenti dello sport, tra CSI e FIGC, superando strumenti obsoleti come le “convenzioni” e costruendo tavoli di lavoro congiunti per il bene dei ragazzi e del calcio italiano. Il vero dolore non è la sconfitta ai rigori, ma il fallimento di un sistema che deve ritrovare sé stesso: semplicità, sorrisi, divertimento e gioia. Non si tratta di tornare al passato, ma di costruire il futuro, avendo già in casa un modello — lo sport in oratorio — invidiato da tutta Europa.Emilio Colombo
Presidente O.S.G.B. Merate