Se il ponte San Michele dovesse effettivamente raggiungere la fine della sua vita utile nel 2030, le sponde di Paderno e Calusco d’Adda potrebbero rimanere senza collegamenti per un periodo di quattro anni, in attesa della realizzazione del nuovo ponte prevista per il 2034.
È sorprendente che solo l’assessore di Calusco, Massimo Cocchi, abbia sollevato questa problematica, evidenziando il rischio di un impoverimento del tessuto sociale ed economico della zona, un danno dal quale potrebbe essere difficile recuperare. Perché i politici locali non hanno posto domande ai tecnici di Rfi, che hanno incontrato giovedì? E se lo hanno fatto, perché non condividono le risposte con i cittadini?

È difficile pensare che gli ingegneri della società proprietaria del ponte stiano esagerando, considerando che ad aprile 2021 hanno stimato in meno di dieci anni la residua durata dell’infrastruttura. Questa, progettata per durare 90 anni, ha già superato i 140 anni ed è costruita con materiali ormai obsoleti.
Le loro valutazioni, supportate anche dall’Istituto Italiano della Saldatura, hanno evidenziato una «regressione della struttura» e una «estrema fragilità». Non esistono studi più recenti che contraddicano tali conclusioni.
Qualunque sia la verità, è chiaro che qualcuno non sta comunicando in modo corretto. Oppure non riesce a spiegare ai cittadini delle due sponde che, a causa del tempo perso tra discussioni e dichiarazioni, dal 2030 si rischia di rimanere senza collegamenti.
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