Candidatura

Il Ponte San Michele tra i Luoghi del Cuore del FAI

Il celebre ponte di Paderno d'Adda si unisce ai candidati della classifica, seguendo l'esempio del traghetto di Imbersago.

Il Ponte San Michele tra i Luoghi del Cuore del FAI

Come avvenuto l’anno scorso per il traghetto di Imbersago, anche quest’anno un altro sito del Meratese è stato candidato ai Luoghi del Cuore del FAI.

Il protagonista è il Ponte San Michele, che negli ultimi anni ha attirato più l’attenzione per le controversie sulla sua chiusura e sul futuro piuttosto che per la sua bellezza e per i panorami circostanti.

Storia e caratteristiche del ponte

Progettato dall’ingegnere svizzero Jules Röthlisberger (1851-1911) e realizzato dalla Società Nazionale Officine di Savigliano, il ponte si estende per 266 metri e raggiunge un’altezza di 85 metri sopra il livello del fiume.

È stato tra i primi esempi di costruzione che ha applicato la teoria dell’ellisse di elasticità ed è stato oggetto di studi a livello europeo, insieme ad altri significativi ponti metallici dell’epoca, come il ponte Maria Pia di Oporto e il viadotto di Garabit. La struttura è composta da un’unica campata in travi di ferro di 150 metri, sostenuta da sette piloni in ferro, su cui si trova un’impalcatura a due livelli: il primo per il traffico ferroviario e il secondo, situato 6,3 metri più in alto, per il traffico stradale. La sede stradale ha una larghezza di cinque metri ed è a corsia singola. Sotto il ponte passa la linea ferroviaria elettrificata Seregno–Bergamo, mentre sopra si snoda la strada che collega Lecco a Bergamo. La campata è formata da due archi parabolici simmetrici, leggermente inclinati e con sezione variabile, più snella verso l’alto.

La decisione di realizzare un ponte a singola campata, senza appoggi a terra, è stata influenzata dalla conformazione della gola, stretta e profonda, e dalla necessità di non ostacolare la navigazione sul fiume. Gli archi poggiano su strutture in cemento e muratura costruite a metà della scarpata che scende verso il fiume. I plinti e i contrafforti di sostegno sono realizzati con oltre 5.000 metri cubi di pietra di Moltrasio e 1.200 metri cubi di granito di Baveno.

La costruzione è interamente chiodata, poiché all’epoca della sua realizzazione, la saldatura era una tecnica ancora in fase di sviluppo e poco pratica per opere di tale grandezza. Solo negli anni successivi, e in particolare dopo la Prima Guerra Mondiale, le tecniche di saldatura avrebbero visto una diffusione più ampia.

Nonostante le limitazioni tecniche, il ponte si distinse come un’imponente opera di ingegneria per il periodo, con 100.000 chiodi ribattuti a sostenere oltre 2.500 tonnellate di struttura. Il doppio arco pesa più di 1.320 tonnellate, la travata principale raggiunge le 950 tonnellate e i piloni hanno un peso complessivo di 245 tonnellate. Grazie a queste caratteristiche, il ponte è considerato un capolavoro di archeologia industriale italiana e una delle più importanti opere di ingegneria del XIX secolo, situato nei pressi di altre due strutture di rilevanza: le centrali idroelettriche Esterle e Bertini.

Un simbolo di ingegneria

Dal punto di vista storico, il Ponte San Michele ha una rilevanza paragonabile a quella della Torre Eiffel, costruita nello stesso periodo e con tecnologie simili. Entrambe le strutture divennero simboli del progresso industriale nei rispettivi paesi. All’epoca della sua inaugurazione, il Ponte San Michele era il più grande ponte ad arco al mondo per dimensioni e il quinto per ampiezza di luce.

Una leggenda metropolitana racconta che il progettista Röthlisberger si sarebbe suicidato prima del collaudo per timore di un insuccesso; in realtà, Röthlisberger morì di polmonite il 25 luglio 1911 nella sua abitazione di Chaumot.

Per sostenere il Ponte San Michele come Luogo del Cuore del FAI, è possibile visitare il sito.